Uomini d’arme – Terry Pratchett

…e poi ci sono i troll…

Il sergente Detritus è un Troll, o meglio era un Troll ora è un sergente Troll della guardia cittadina di Ankh Morpork (No alla discriminazione razziale).

I Troll sono di pietra, grossi, forti e ragionano lentamente, ma tanto lentamente che sembrano stupidi.

Aritmetica troll: uno, due, tre, molti, molti-uno, molti-due, molti-tre, molti-molti, molti-molti-uno, molti-molti-due, moltimolti-tre, molti-molti-molti…
(vado avanti?)

I Nani odiano i Troll.

I Troll odiano i Nani.

Perché? Ma perché le tradizioni sono importanti.

Niente di meglio che mettere di pattuglia un Troll e un Nano.

Cosa succede? Ad esempio che il Nano insegni le basi del contare (ma proprio le basi-basi) al Troll e apra un mondo o almeno una porta socchiusa da cui può sbirciare un universo sconosciuto.

E poi… e poi entrano nel deposito dei maiali futuri…

Questa, per inciso, non è la trama di Uomini d’arme (secondo libro del ciclo della Guardia e parte della saga del Mondo Disco) anzi è una delle parti minori, dura complessivamente tre pagine, ma la scelgo perché quello che succede all’interno del deposito, è inaspettato, tecnicamente credibile, profondo e soprattutto imprevedibile.

Mi è capitato a volte di inciampare in pagine che mi hanno catturato, rapito, portato via, magari all’interno di un libro non eccezionale prima e dopo; quel frammento però si.
(qui il libro è bello prima, durante e dopo)

Soggettivo? Certo.
Mi è capitato di vedere (o di credere di vedere, ma è lo stesso…) tenerezza e poesia in righe che parlavano di silicio e superconduttività…

Certo, la scoperta si apprezza partendo da lontano, se non dall’inizio del ciclo (A me le guardie!) almeno dall’inizio del libro, comunque si legge bene lo stesso anche “single”.
(bisogna saltare un po’ però, perché le storie, nella città di Ankh Morpork, si intrecciano)

Comunque è uno dei libri migliori di Pratchet (a mio avviso, clear…) tenendo conto però la mia scala di giudizio dei libri di Pratchett parte da migliore, poi migliore1, migliore1e1, migliore migliore, migliore migliore1…

Sperando di non infrangere qualche proprietà intellettuale (ci accordiamo subito, però avvertitemi PRIMA che lo faccia il vostro legale, please…), gioco un’ultima carta per incuriosire qualcuno alla lettura (o per allontanarlo del tutto, il rischio c’è; ma chi ha letto fino a qui è sufficientemente sintonizzato per reggere anche il resto).

(da Uomini d’arme – Terry Pratchett)

[…]Alla fine Cuddy disse: « Voglio solo che tu sappia che non mi piace fare coppia con te più di quanto a te
non piaccia fare coppia con me ».
«Giusto! »
«Ma se dobbiamo trarne il massimo, sarebbe meglio operare dei cambiamenti, ok? »
«Per esempio? »
«Per esempio è ridicolo che tu non sappia nemmeno contare. Io so che i troll sanno contare. Perché tu no? »
«So contare! »
«Quante dita sono queste, allora?»
Detritus strizzò gli occhi.
«Due » «Ok. Adesso, quante dita sono queste?»
«Due… più uno…»
«Allora due più uno fa…? »
Detritus parve in preda al panico. Quello era territorio del calcolo.
«Due più uno fa tre ».
«Due più uno fa tre».
«Adesso quante sono? »
«Due e due ».
«È quattro ».
«Qua-tro ».
«Adesso quante sono? »
Cuddy provò con otto dita.
«Un duequattro ».
Cuddy parve sorpreso. Si era aspettato «molti» o magari « un sacco ». « Cos’è un duequattro?»
«Un due più due e un due più due».
Cuddy piegò la testa di lato. «Mmm» disse. «Ok. Un duequattro è quello che noi chiamiamo otto ».
«Oto ».
«Sai» disse Cuddy sottoponendo il troll a un lungo e critico esame, « potresti anche non essere stupido come
sembri. […]

 

…e poi… e poi, vabè, poi c’è il deposito dei maiali futuri…

(ma quello arriva dopo)

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William Gibson e Bruce Sterling – La macchina della realtà

Può il romanzo manifesto dello steampunk (carbone + computer + Londra Vittoriana) scritto oltre 30 anni fa dirci qualcosa del mondo di oggi? Sì può, se a scriverlo sono i maestri del genere Gibson e Sterling. Non so se mi sono fatto trascinare troppo dalla mia immaginazione ma io qui ci ho trovato parecchie cose che mi sono sembrate parecchio attuali (un presidente del Texas in esilio con pochi gradi di separazione rispetto all’attuale presidente USA o l’utilizzo delle “fake news” come arma politica, ad esempio). Certo nella società alternativa e ipercinetica creata dalla rivoluzione industriale contemporanea alla rivoluzione cibernetica capita che non si capisca che i problemi dell’inquinamento ambientale sono dietro l’angolo. E allora succede che “la grande puzza” dia origine ad un altro tipo di rivoluzione.

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Alessandro Barbero – Il divano di Istanbul

Gli Ottomani … tradizionalmente “gli altri”: nemici, barbari, crudeli e infedeli. Leggendo scopriamo che non è esattamente così e che le relazioni con il nostro mondo sono molte di più di quelle che sospettiamo.
Alessandro Barbero, a mio giudizio, è più interessante e originale quando racconta le cose dal vivo. Qui mi sembra che cerchi di riprodurre lo stesso registro che usa nelle conferenze. Nelle pagine scritte però la cosa non sempre riesce a produrre gli stessi risultati. In questi casi allora il divano diventa un comodo rifugio per abbandonarsi alla pennichella …

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Augustus di John Williams

Sceneggiatori di Games of Thrones andatevi a nascondere! Le vicende del primo imperatore romano arrivato al potere dopo la guerra civile seguita all’assassinio di Cesare surclassano i colpi di scena, i tradimenti e la ricerca del potere dei personaggi della famosa serie. I personaggi raccontano e si raccontano per mezzo di un finto romanzo epistolare (come nei POV di George R.R. Martin?) usando un linguaggio reso attuale dalla traduzione aggiornata. Pur consocendo in anticipo i fatti salienti della storia di Roma l’ho letto in un fiato e le sorprese, come detto, non mancano…

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Ray Bradbury – Ritornati dalla polvere

Pubblicato nel 2001, iniziato nel 1945, cresciuto attraverso una serie di racconti. Fotografie di una famiglia strana e bizzarra, dai componenti inquietanti, ma profondamente umani; così tanto che se ti lasci prendere dal racconto, ti fanno dimenticare le stranezze dei caratteri e gli aspetti che dovrebbero inorridirti.

Ho letto recensioni tremende su questo libro… che vanno dal kitsch al tradimento della patria (intesa come patria stilistica dell’autore). Opinioni (e come tali da rispettare) che personalmente non condivido, perché a me è piaciuto e ho ritrovato la voce di Bradbury, quello che guarda verso l’interno delle persone, che ti mostra le cose come le guardassi  attraverso un vetro leggermente colorato di poesia, anzi meglio ancora… come quando, arrivando dal freddo dell’esterno,  entri in un ambiente(sconosciuto) caldo e ti si appannano gli occhiali e non vedi più niente; ecco, nel momento in cui non ci vedi hai due scelte: o li togli e per un po’ non ci vedi più o li tieni e osservi le cose attraverso il vapore che si dirada e che piano piano si svelano e, prima di tornare a essere visibili per quello che sono, passano per uno stadio intermedio in cui non sono né nitide né invisibili, sono diverse.

Agli inizi di questa storia  Bradbury iniziò una collaborazione con un illustratore che si chiamava Charles Addams, che stava iniziando allora a sviluppare una saga su una famiglia… (ricorda niente?)  chi dei due abbia influenzato l’altro non si sa e non importa.

Dal cilindro delle storie pesco  il personaggio di Cecy e il racconto “La Strega vagabonda”, insolita, originale, (improbabile’) possibile spiegazione di un certo tipo di irrazionalità .

Qui c’è un Bradbury fantasy, uno dark, uno soft horror, uno nostalgico e intimista, uno umoristico; che scrive di misteri e, ancora una volta, attraverso  tutto il resto, di persone (testarde, fragili, ingenue, che sognano).

È un libro “leggero”, ma ci vogliono anche loro; è appunto per questo, con buona pace degli stroncatori, che a me è piaciuto.

 

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